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Scoprire Venezia: i monocromi alla Scuola Grande dei Carmini 

Qualcosa di diverso... Passeggiando per Venezia, visitando i vari musei, chiese e palazzi, tutti si rendono conto che la nostra è una città con mille colori diversi. Dai riflessi delle case sui canali al colore della laguna che cambia ogni sei ore in base alla marea; dai dipinti ed affreschi che hanno caratterizzato tutti gli artisti del passato ai pavimenti degli edifici: tutto ci fa sentire parte di una tavolozza di colori infiniti e mutevoli. 
Quando, però, entriamo al piano terra della Scuola Grande dei Carmini, tutto cambia: le tele che decorano quella che un tempo era la cappella sono monocrome, realizzate da Nicolò e Giovanni Bambini, padre e figlio, dal 1728 al 1739. 
Viene naturale restare stupiti ed entrare quasi in punta di piedi per non fare rumore, è tutto così diverso che la sala suscita reazioni differenti, di stupore, curiosità e ammirazione, e talvolta disorientamento. 


La sala terrena 
 


Nicolò Bambini 

Poco sappiamo di Nicolò Bambini. Iniziò a lavorare per la Scuola nel 1728; in seguito, per terminare al più presto i lavori, fu affiancato dal figlio Giovanni. 
Nato a Venezia nel 1651, si trasferì a Roma per lavoro. Tornato in città dipinse per alcune chiese importanti e per palazzi privati.
Fu definito ‘disegnatore esatto ed elegante, caratterizzato più da una «nobiltà di pensamenti», che dalle doti coloristiche’ ("Storia Pittorica della Italia", Luigi Lanzi).
 

Il ciclo pittorico 

Sono qui rappresentate scene della vita di Maria, le Virtù teologali e la Circoncisione di Gesù
 

Circoncisione di Gesù
 
Le differenti tonalità dei grigi invitano al silenzio, alla meditazione, alla preghiera. E’ come se i confratelli della Scuola avessero voluto creare un piccolo scrigno, totalmente diverso ed originale, per il raccoglimento; uno spazio intimo dove i fedeli non venissero distratti dai colori brillanti, ma esortati a riflettere sul proprio personale rapporto con la Vergine del Carmelo. 
Tuttavia, è proprio la scelta monocromatica che rende grandiosa questa stanza e che oggi al contrario distrae i visitatori, i quali, dopo una prima reazione di meraviglia, iniziano ad osservare una ad una le tele delle pareti che raccontano vicende già note, nei singoli dettagli. 
 

La fuga in Egitto
 
Con questo percorso pittorico, i due artisti hanno creato un unicum ed un continuum, senza annoiare chi li ammira, senza quasi farli distrarre dal contrasto evidentissimo con la ricchissima decorazione del soffitto della scala a volta che conduce al primo piano.  


Le Virtù teologali e le due scalinate 
 
I dipinti risaltano ancora di più grazie alla bicromia del pavimento costituito da quadrati di marmo di Verona e pietra d’Istria. 
 


Il pavimento
 
Questo luogo è uno dei tanti gioielli meno noti della città, degno di esser scoperto e mostrato durante un itinerario ben specifico di Venezia. Vi invitiamo ad ammiralo con noi, ciao!  
Contatti: info@guidedtoursinvenice.com

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