Un secolo di transizione...
Il XVII secolo a Venezia è
un periodo particolare… Molti furono i pittori veneziani che operarono in città a quel tempo, e numerosi furono anche particolarmente dotati, primo fra tutti Jacopo Palma il Giovane. Tuttavia, il panorama pittorico era ancora
fortemente dominato dalle grandi figure del ‘500,
Tiziano, Veronese e Tintoretto. I loro seguaci continuavano a dipingere seguendo la tradizione da loro iniziata, invece che cogliere e sviluppare in modo originale i fermenti innovativi che la loro arte aveva portato con sé.
Furono di fatto
pittori provenienti da fuori Venezia a dare un nuovo impulso vitale alla pittura, il che porterà i maestri veneziani a raggiungere risultati strabilianti nel successivo XVIII secolo.
I colori luminosi di Johann Liss
Questo artista nacque in
Germania alla fine del ‘500 e morì probabilmente di peste a Venezia ancora giovane, durante la terribile pandemia del 1630-31. La sua formazione risente dell’influenza dei
pittori tedeschi e fiamminghi a lui contemporanei, nonché del
brillante colore veneziano con cui entrò in contatto dopo il suo arrivo in città.
Nelle Gallerie dell’Accademia incontriamo uno dei quadretti migliori dipinti da questo maestro durante la sua permanenza a Venezia. Si tratta di '
Abele morto compianto dai genitori'. Qui emerge con forza la lezione del
colore brillante appresa dai maestri veneziani, in particolare nel
bellissimo squarcio con il paesaggio al tramonto, ma altrettanto forte è il contrasto con la roccia scura sulla sinistra, come notevoli sono
le luci e le ombre che sottolineano Adamo ed Eva e soprattutto il corpo esangue di Abele. La scena è pregna di drammaticità, ma forse il luminoso
tramonto lascia intravedere una speranza per il genere umano…
Abele morto compianto dai genitori, Johann Liss, 1630 circa
Gli audaci scorci del Padovanino
Alessandro Varotari nacque a
Padova, e ovviamente i veneziani pensarono bene di soprannominarlo il Padovanino.
Come molti altri pittori di talento della terraferma veneta, si trasferì abbastanza presto bella capitale, anche se già era entrato in contatto con le opere lasciate a
Padova dai maestri cinquecenteschi, in particolare quelle del giovane Tiziano. Durante un viaggio a Roma ebbe modo di conoscere le
opere del Carracci. La sua carriera pittorica risulterà molto influenzata
dalla maniera di Tiziano e di Palma il Giovane, riuscendo comunque a
raggiungere squisiti risultati.Molto interessante, infatti, è la serie di dipinti eseguiti per l’
ospedale degli Incurabili negli anni ’30 del XVII secolo. Questi dipinti sono stati recentemente restaurati e sono uno dei vanti seicenteschi delle Gallerie.
Nella '
Parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte', dal chiaro intento didattico
per le putte dell’orfanotrofio agli Incurabili, ritroviamo un
uso sapiente della luce, gli
scorci audaci, i colori brillanti e il dinamismo della miglior pittura dei grandi del ‘500, con esiti particolarmente felici.
La parabola delle Vergini sagge e delle vergini stolte, il Padovanino, 1636
Luci e ombre: Luca Giordano
Luca Giordano nacque a
Napoli dove iniziò la sua carriera osservando il
naturalismo di Caravaggio e le stampe da Dürer, formandosi poi sull’esperienza della
pittura spagnola dell’epoca, per entrare in seguito in contatto coi
maestri del ‘500 veneziano durante la sua permanenza a Venezia e cogliere infine
l’influenza fiamminga di pittori quali
Rubens.
A Venezia Giordano venne più volte, sia per studio che per lavoro e qui ottenne commissioni pubbliche e private di una certa importanza, come ad esempio le
tele per Santa Maria della Salute.
Tra le opere conservate alle Gallerie dell’Accademia si distingue il '
Martirio di San Pietro', dipinto intorno al 1660, in anni ancora giovanili. Il santo si fece crocifiggere a testa in giù, non considerandosi degno di essere crocifisso allo stesso modo del Cristo. In questa tela emerge tutta la
drammaticità dell’evento, sottolineata da una
luce particolarmente intensa, preludio al successivo sviluppo della pittura veneziana del XVIII secolo. Dalla coltre di nubi squarciata fanno capolino degli angioletti, a prefigurare il successivo ingresso del santo in paradiso. Il contrasto tra la luce e le parti più scure, quasi fumose, crea un effetto di
dinamismo continuo e di notevole realismo.
La crocifissione di San Pietro, Luca Giordano, 1660
Questi sono solo pochi esempi, per approfondimenti vi aspettiamo a Venezia per una
visita guidata alle Gallerie dell’Accademia!
Vi parleremo anche di
Domenico Fetti, di
Francesco Maffei e del fermento culturale che comunque non mancò a Venezia nel ‘600, e che pose le basi per lo sviluppo successivo dell’arte veneziana.
Ciao!
Contatti:
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Perseo e Medusa, Francesco Maffei, metà del 1600
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